Il vignaiolo artigiano

cosa significa essere vignaiolo artigiano oggi
Il mercato del vino

Il panorama vitivinicolo mondiale è dominato da grandi imprese che determinano i destini dei viticoltori sparsi nelle aree viticole del Pianeta.

A livello italiano sono presenti aggregazioni anche di grandi dimensioni che a loro volta condizionano le scelte produttive e i destini delle imprese vinicole presenti nei vari territori.

Localmente, a Rimini e in Romagna, troviamo imprese agricole di piccole e medie dimensioni che giornalmente devono fare scelte in grado di ottimizzare al meglio le risorse disponibili quali terra, vigneti, manodopera, mezzi tecnici.

La scelta del vignaiolo

A questo punto per il vignaiolo le strade percorribili sono due, la prima è quella che lo vede all’interno di un meccanismo nel quale a prevalere sono le logiche dettate dai grandi gruppi che su certi vini (in particolare sui rossi) perseguono unicamente una “politica del prezzo più basso“. La seconda è quella del “vignaiolo artigiano“, cioè colui che ottiene il proprio vino unicamente dalle uve che coltiva e raccoglie direttamente.

Entrambe le vie sono perfettamente lecite ma è intuibile come le ricadute sulle imprese e sui territori di produzione siano divergenti. Nel primo caso si possono acquistare partite di vino provenienti da aree diverse ottenute da uve vinificate con processi industriali con elevate economie di scala. Il produttore, poi, si limita a lavorarle in pre-imbottigliamento per poi cederle ottenendo così un profitto certo.

Nel secondo caso il vignaiolo artigiano dopo aver coltivato per 12 mesi il proprio vigneto, raccoglie le uve e le trasforma direttamente nella propria cantina, attende pazientemente che il vino maturi e poi lo commercializza senza avere la sicurezza che il mercato valorizzerà adeguatamente il prodotto finito.

Sono frequenti situazioni intermedie nelle quali solo poco più del 50% è vino integralmente prodotto in azienda mentre la parte restante proviene da circuiti di commercializzazione.

Il legame con il territorio

Il vignaiolo artigiano per avere un ritorno economico deve contare sul legame esclusivo con i propri vigneti. Deve agire per la valorizzazione del territorio e stringere un rapporto paritario con gli imprenditori che in esso operano (ristoratori e albergatori). Solo il vignaiolo artigiano ha il pieno e unico interesse a valorizzare i prodotti vitivinicoli del territorio e solo con la crescita della reputazione enologica del territorio il vignaiolo artigiano vedrà ripagate le sue fatiche e i suoi sforzi economici.

Tenuta Sant’Aquilina sin dai primi tempi ha impostato la propria organizzazione aziendale aderendo allo spirito del vignaiolo artigiano, nel rispetto dell’ambiente e con un forte legame con le colline di Rimini. Da questa visione è nata la duplice decisione di aderire al metodo di coltivazione biologico su tutta la superficie della Tenuta e poi a FIVI.

Fivi – federazione italiana vignaioli indipendenti

Fivi riunisce i vignaioli italiani che condividono una filosofia: coltivare  i propri vigneti e produrre uva dalle proprie viti, lavorare le uve nella propria cantina per ottenere e commercializzare esclusivamente il proprio vino. Solo in questo modo si difendono i valori del proprio territorio.

Essere Vignaiolo artigiano è una sfida quotidiana che mette a dura prova la resilienza degli imprenditori viticoli. Le difficoltà economiche, il clima impazzito, la burocrazia, la mancanza di manodopera qualificata a costi sostenibili e tanto altro ancora, sono sfide quotidiane.    Il simbolo che si trova sulle nostre retro etichette sta a significare che i nostri vini sono ottenuti ESCLUSIVAMENTE dalle nostre uve, senza compromessi.

Le sfide per il vignaiolo artigiano sono continue ma finché ci saranno sfide il vignaiolo artigiano saprà d’essere vivo.

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